L'origine del Cimitero delle Fontanelle si fa risalire al XVI secolo ed è legata alla storia. Nel 1654  la pestilenza si abbatte sui Napoletani decimandoli. Per cui fu dato ordine di riaprire la cava delle Fontanelle e furono stipati 250.000 salme su una popolazione di 400.000 abitanti. A questa disgrazia ne seguirono altre carestie, tre rivolte popolari e altrettanti terremoti, nonché  cinque eruzioni del Vesuvio ed in ogni caso si utilizzò il Cimitero delle Fontanelle per accogliere le salme. L'architetto Carlo Praus racconta che nel 1764, "epoca memoranda di una sterminatrice carestia", il Cimitero delle Fontanelle fu destinato dal Comitato di Pubblica Sanità a seppellire le salme della bassa popolazione, che non trovavano posto nelle pubbliche sepolture delle chiese all'interno della Città. Ed ancora il Praus, a seguito dell'editto di Saint-Cloud del giugno 1804, presenta nel 1810 un progetto per la costruzione di un vasto camposanto mediante l'ampliamento dell'antica necropoli delle Fontanelle. Nel 1837, per provvedimento del Consiglio Sanitario, in seguito all'invasione del "colera morbu", furono portati in questo cimitero altre salme. Nello stesso anno, poiché un'ordinanza bandì gli ossari da tutte le parrocchie e confraternite delle città e di trasferire le salme nell'Ossario delle Fontanelle, un gran numero di carri, scortati da confratelli e guardie, trasportarono in queste grotte cataste di resti mortali. Il cimitero rimase abbandonato fino al 1872, quando  Don Gaetano Barbati, con l'aiuto di popolane mise in ordine le ossa nello stato in cui ancora oggi si vedono e tutte anonime, ad eccezione di due scheletri: quello di Filippo Carafa Conte di Cerreto dei Duchi di Maddaloni, morto il 17 luglio 1797 e di Donna Margherita Petrucci nata Azzoni morta il 5 ottobre 1795; entrambi riposano in bare protetti da vetri.

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